Restany

I critici sono cultori d’arte che riescono a leggere un’opera in profondità e fanno partecipi i visitatori del loro sapere.

Il francese Pierre Restany occupa un posto di primordine, osserva LE OPERE, poi socchiude gli occhi e le analizza, direi che le smonta a pezzi: il colore, gli strati del colore, il tratto, la pennellata, il significato, ciò che l’autore ha programmato di dire e ciò che in effetti L’OPERA COMUNICA.
E’ capace di vedere come l’opera è stata eseguita, se l’artista ha lavorato con la luce a destra o a sinistra, se seduto o in piedi.

Bartolomeo Gatto resta sorpreso quando Restany dice: in corso di lavorazione hai cambiato obiettivo.
Oppure: hai eseguito l’opera in verticale, poi hai sentito la necessità di lavorarla in senso orizzontale, solo così si spiegano certe tessiture…

E Pierre Restany è colui che ha detto le parole più profonde e significative sull’opera di Bartolomeo Gatto:

sulla mostra al Convento SAN PAOLO di PARMA ha scritto:
– I personaggi di pietra sono i nostri fratelli della memoria cioè della realtà del nostro futuro immediato, e nello stesso tempo sono i nostri diretti antenati, che ci aiutano a vedere più avanti, e a vivere meglio.

E nella Sala degli incanti di BRERARTE a Milano ha detto:
– Il disegno di Gatto è fino e acuto come lo sono gli angoli della pietra; ma quando la pietra si fa carne tutti i brividi dei sentimenti sono presenti.
– Il segno più profondo che ha lasciato in me il discorso visivo di Gatto è questa lezione di umanità attraverso il riferimento immemorabile della pietra e della sua storia.
– La sua visione è forte e stimolante.
– Le sue pietre parlano e sono capaci di creare grandi poemi visivi.

 
 

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